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venerdì, Maggio 14, 2021

Ucraina: Liberati osservatori OCSE

Gli osservatori militari dell’Osce in ostaggio a Sloviansk sono stati liberati. Lo ha reso noto Vladimir Lukin, inviato del Cremlino nel sud-est ucraino, citato dalla tv Russia Today. Poco prima Viaceslav Ponomariov, autoproclamato sindaco di Slaviansk, aveva annunciato la sua intenzione di rilasciare a breve gli osservatori tenuti in ostaggio: ”stanno seduti nel mio ufficio, sto parlando con loro per liberarli. Questo non ha a che fare con la situazione insicura nella città”, aveva dichiarato. Ponomariov aveva anche annunciato la morte, in nottata, di 10 civili del vicino villaggio di Andreievka che tentavano di bloccare un corteo di auto degli ultra nazionalisti di Pravi Sektor e il ferimento di altre 40 persone. Mancano per ora conferme indipendenti.

Trentotto morti a Odessa, almeno una dozzina a Sloviansk, roccaforte della rivolta separatista filorussa, numerosi feriti e due elicotteri abbattuti: è il bollettino provvisorio della giornata di guerra civile in Ucraina, combattuta ieri nel russofono sud-est, dove Kiev ha rilanciato la sua offensiva militare, ma anche sul Mar Nero tra secessionisti e filo Kiev. Una strage, quella di Odessa, che ha scatenato l’ira di Mosca che, “indignata” per “i crimini commessi”, ha chiesto “a Kiev e ai suoi sostenitori occidentali” di “assumersi le loro responsabilità”.

Il ministero dell’interno ucraino ha precisato che “in margine agli scontri (tra filorussi enazionalisti), è scoppiato un incendio di origine dolosa” allaCasa dei sindacati. “Trentotto persone sono morte, 30 persoffocamento e otto perché sono saltate dalla finestra”, ha aggiunto.

Ma tutto l’est dell’Ucraina è in fiamme: almeno una dozzina di morti accertati, numerosi feriti, due elicotteri abbattuti sono il bollettino provvisorio della giornata di guerra civile combattuta nel russofono sud-est ucraino, dove Kiev ha rilanciato la sua offensiva militare a Sloviansk, roccaforte della rivolta separatista filorussa.

Il primo vice presidente del Senato russo, Aleksandr Torshin, ritiene necessaria una commissione internazionale per indagare sugli scontri e sull’incendio di ieri a Odessa. Lo riferisce Interfax. Secondo Torschin, tale commissione deve comprendere Paesi non coinvolti nel conflitto ucraino.

Il blitz dell’esercito ucraino rischia di essere il colpo di grazia agli accordi di Ginevra, secondo Mosca, che ha chiesto un intervento dell’Osce e una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu contro quella che considera una “operazione punitiva” e “criminale”, rilanciando anche l’ultimatum sul gas a Kiev per la fine di maggio. Dagli Usa, intanto, Obama e Merkel ammoniscono che l’Occidente è pronto a far scattare contro la Russia la fase 3 delle sanzioni, quelle settoriali, in particolare se saranno ostacolate le prossime presidenziali del 25 maggio.

Entrambi hanno chiesto inoltre a Mosca di attivarsi per la liberazione immediata degli osservatori militari dell’Osce in mano ai ribelli filorussi di Sloviansk, ma uno dei loro leader, Denis Pushilin, autoproclamato presidente della Repubblica popolare di Donetsk, ha annunciato che il blitz di Kiev ritarderà il loro possibile rilascio. Kiev ha ripreso oggi quella che definisce un’operazione “anti terrorismo” contro i separatisti filorussi del sud-est.

L’attacco, iniziato alle 4.30 locali (3.30 in Italia), è stato sferrato a Sloviansk e nella vicina Kramatorsk con mezzi blindati ed elicotteri, due dei quali (Mi-24) abbattuti dai ‘ribelli’ tramite lanciarazzi portatili, con l’uccisione di un pilota, di un militare e di un membro della Guardia nazionale, nonché almeno sette feriti, come confermato anche da Kiev. Per il presidente ucraino ad interim, Oleksandr Turcinov, che ieri ha reintrodotto la leva obbligatoria per fronteggiare la crisi, le forze filorusse a Slaviansk hanno “subito perdite considerevoli, con molti morti e feriti”, ma i loro portavoce forniscono un bilancio di soli cinque morti: tre delle forze di autodifesa e due civili. L’offensiva, annunciata a Sloviansk dal suono delle sirene e delle campane, sembra concentrata per ora alla periferia della città, dove Kiev sostiene di aver preso il controllo di 9 checkpoint.

“I terroristi hanno aperto il fuoco con armi pesanti contro le unità speciali ucraine. E’ in corso una vera battaglia con mercenari professionisti”, ha scritto su Facebook il ministro dell’Interno Arsen Avakov, accusando i filorussi di farsi scudo dei civili negli edifici residenziali e chiedendo ai residenti di non uscire di casa tenendo le finestre chiuse. I filorussi, che hanno bloccato anche la circolazione dei treni nella regione orientale di Donetsk occupando un centro di controllo per la rete ferroviaria, sostengono di controllare ancora la città ma ammettono che essa è stata circondata e isolata, col rischio di interruzione delle forniture alimentari.

“Utilizzando l’aviazione per sparare su località di civili, il regime di Kiev ha lanciato un’operazione punitiva e sta distruggendo le ultime speranze per l’attuazione degli accordi di Ginevra”, ha dichiarato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. “Il ricorso all’esercito contro il proprio popolo è un crimine che porta l’Ucraina alla catastrofe”, gli ha fatto eco “indignato” il ministero degli Esteri russo, che ha evocato tra gli assalitori anche la presenza di stranieri che parlavano in inglese. Le tensioni hanno fatto capolino pure a sud, a Odessa, dove la polizia non è riuscita ad evitare gli scontri tra alcune centinaia di filorussi e 1500 manifestanti a favore dell’unità ucraina: almeno 4 morti e diversi feriti è il bilancio provvisorio di una guerriglia urbana con bastoni, pietre e molotov che continua ora con la “caccia” agli anti Maidan.

Difficile tenere, in questa situazione, sia i referendum separatisti indetti per l’11 marzo sia le presidenziali con cui Kiev vorrebbe legittimare il Maidan. I prossimi dieci giorni, ha sottolineato il premier ucraino Arseni Iatseniuk, saranno i più difficili per il Paese. Intanto oggi c’è stata una fumata nera al vertice trilaterale di Varsavia tra Russia-Ucraina-Ue sulla sicurezza energetica: le parti si ritroveranno altre due volte, ma Mosca ha già dato un ultimatum sul gas a Kiev, minacciando che se entro fine maggio non sarà pagata la fattura di giugno, Gazprom “avrà il diritto di ridurre le sue forniture per l’Ucraina o di mantenerle a livello pagato prima del 31 maggio”. (Ansa)

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