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domenica, Agosto 1, 2021

LA MATEMATICA SUI CONTAGI, NON SEMBRA ESSER UN’ OPINIONE MA UNA CERTEZZA

Abbiamo seguito con particolare interesse la tragedia del Covid – 19, la peggiore del dopoguerra, che ci ha fatto capire quanto sia difficile gestire una pandemia. I disagi che questa pandemia ha creato sono a volte imbarazzanti ed a tratti surreali.

L’ economia è fondamentale e la salute sembra una parvenza di ricchezza, quando in realtà, dovrebbe essere il contrario, ma ci adeguiamo anche noi ai tempi moralmente bui, perchè di Covid – 19 si muore. La tragedia Covid non dovrebbe trasformarsi in roba da terzomondismo in salsa rionale, in una farsa, ma quantomeno mettere al corrente i cittadini di ciò che accade nella propria città o Regione, con il tracciamento dei contagiati, la registrazione dei malati in terapia intensiva, l’ indice Rt, le vaccinazioni, non perchè lo impone la legge o gli indirizzi governativi, semplicemente perchè crediamo che la consapevolezza del problema porti alla soluzione del problema stesso, specie se il problema è la salute dei cittadini. Noi giornalisti non facciamo le pulci della matematica, non ci interessa, vogliamo sapere solo la verità, perchè in fondo, di questi tempi, se

” qualcosa non può essere espresso in numeri, non è scienza, bensì è opinione”.

Le leggi matematiche dalla diffusione dei virus, hanno sempre intrigato gli adepti della scienza, partita dal pendolo di Galileo e arrivata al bosone di Higgs, raccontandoci, ad ogni passo, che ogni errore è valutabile, fornendo una molteplicità di scenari possibili per assumere decisioni strategiche.

Anche il Prof. Giovanni Sebastiani , ricercatore presso l’ Istituto per le Applicazioni del calcolo  ” Mauro Picone ” del CNR, non ha resistito alla tentazione e si è fatto prendere dalla passione di indagare questo fenomeno che tutti stiamo vivendo, cercando di capire cosa ci dicono i dati forniti dalla Protezione Civile a proposito di persone infette, ammalati, ospedalizzati e  in un’ intervista a News Italy News e PugliaPress ci spiega come  la didattica in presenza  nelle aule di studenti e insegnanti incida sui contagi da Covid – 19 e di come la scuola vada vista per fasce d’ età.

  • Prof. Sebastiani è giusto riaprire la Nazione nonostante le vaccinazioni stiano procedendo a rilento?

Riaprire non è rischioso, l’ unica certezza che abbiamo,  è che tra tre massimo 4 settimane, saranno costretti nuovamente a chiudere. Da quello che abbiamo visto nelle recenti espansioni epidemiche e da quello che i modelli matematici ci forniscono come previsione per il futuro, è abbastanza certo che nelle prossime settimane, la curva del contagio e la pressione sul sistema sanitario nazionale, ricresceranno.

  • Prof. secondo lei è giusto parlare più in termini di rischio calcolato o di costo calcolato?

Sarebbe più corretto parlare di COSTO CALCOLATO in termini di vite umane, perchè comprendo le esigenze economiche e sociali della Nazione, ma in questa tragica situazione, avremmo dovuto aspettare un altro mese, perchè in questo mese con i ritmi attuali delle vaccinazioni, saremmo riusciti a mettere in sicurezza totale la fascia di popolazione sopra i 70 anni, mancano ancora 10 milioni di somministrazioni per fare le doppie dosi a tutti gli over 70, perchè è proprio lì che c’è l’ 86% della moralità.

  • Prof. Sebastiani è contrario al ritorno in zona gialla dopo mesi di chiusure?

Non sono contrario alle riaperture , ma con le riaperture l’ abbiamo visto lo scorso anno e abbiamo visto  l’ effetto Sardegna. E’  inevitabile che aumentando il numero dei contatti, aumentino i contagi. La trasmissibilità all’ aperto è vero che è inferiore rispetto all’ interno, dove c’è formazione dell’ aerosol, ma non è neanche vero che si possa stare tranquillissimi, basti guardare quello che sta accadendo in India. Avremo all’ aperto una trasmissibilità più bassa, sicuramente ma con le riaperture, una frazione di questi andrà ospedalizzata, la restante parte morirà. L’ obiettivo è quello di abbassare la mortalità grazie alla vaccinazioni.

  • Prof. cosa è emerso dalle curve delle terapie intensive?

Dall’ analisi delle curve delle terapie intensive e dall’ incidenza dei decessi, io vedo che da metà marzo  l’ incidenza dei decessi si è abbattuta del 40%. Avremmo avuto molti meno morti se avessero messo in atto la vaccinazione. La vaccinazione arranca a causa della limitazione delle dosi soprattutto nelle fasce d’età che diffondono la malattia.

  • Prof. Sebastiani quali sono per lei gli errori marchiani commessi in Italia rispetto al Regno Unito?

Il Regno Unito ha adottato misure restrittive rigorosissime per un periodo abbastanza lungo, permettendo un abbassamento dell’ incidenza e procedendo speditamente con le vaccinazioni, un valore di incidenza di 28 casi per 100 mila abitanti a settimana mentre in Italia siamo intorno a 140. In Puglia ci sono tre Province: Taranto – BAT – Bari che sono a 250 casi per 100 abitanti. Con questo indice di incidenza possono permettersi di circoscrivere i focolai e spegnerli. Possono permettersi di aprire anche se il giallo è molto pericoloso. Con le riaperture in zona gialla ci saranno nuovamente i contagi  e i trend delle terapie intensive in ascesa.

  • Che cosa si poteva fare e che cosa è stato fatto?

In Italia è mancato  il tracciamento. Alcune Regioni non trasmettevano i dati e poi c’è una questione di individui. A gennaio eravamo scesi dal 13% all’ 8%, quello è il guadagno che si ottiene con le misure restrittive da Natale all’ Epifania. Se non avessero aperto le scuole saremmo scesi al 3%. Hanno messo in atto misure restrittive per ritornare allo status quo ante, cioè al punto di partenza. Avessero chiuso per tempo, saremmo scesi al 3%.

Bisognerebbe PREVENIRE questi fenomeni, è una questione di resistenza, perchè uno dovrebbe mettere in atto una misura quando sembra che non serva, perchè è proprio in questo momento, bisognerebbe essere lungimiranti. Basti pensare all’ effetto Sardegna lo scorso anno. Quando l’ incidenza era molto bassa, pari al Covid free, si è abbassata la guardia e in molti si sono riversati in Sardegna, con gli effetti che conosciamo. Se non si è lungimiranti, dopo la paghi molto di più economicamente.

I comportamenti individuali e l’ influenza delle variante inglese con maggiore diffusività rispetto alla precedente, ad aver fatto precipitare la situazione. C’è stata una fase esponenziale dell’ epidemia da Covid con un tempo di raddoppio di circa 6 giorni, mentre per il caso dell’ espansione epidemica di settembre – ottobre 2020, la variante prevalente allora, aveva la curva epidemica che si evolveva in tempo di scala di 7 giorni, invece adesso con l’ espansione che abbiamo avuto a febbraio con 5 gg era il tempo di raddoppio più basso con velocità di raddoppio più alto, complice la variante inglese ( elemento nuovo ) e la riapertura delle scuole.

  • Alla scopo di limitare la diffusione dell’ epidemia, sarebbe opportuno agire sul fattore scatenante  dell’ espansione epidemica?

Come per ottobre e per febbraio, la scuola è la prima responsabile dell’aumento dei contagi,  “Dopo la pausa natalizia, le scuole hanno riaperto in modo scaglionato a seconda delle regioni. Chi ha aperto già l’11 gennaio si è ritrovato con una crescita più elevata di ricoveri in terapia intensiva rispetto a chi ha aperto a inizio febbraio”.

I dati sono quelli rilevati nell’ ultima settimana di febbraio: “Chi ha aperto a inizio gennaio ha raggiunto un tasso di crescita settimanale delle terapie intensive del 16 percento, mentre si scende fino all’ uno percento per chi ha aperto per ultimo” : “L’incidenza dei positivi per età nelle fasce più giovani ha ripreso a crescere già a gennaio, mentre le fasce adulte della popolazione a gennaio scendevano: un’ulteriore conferma del ruolo degli studenti in un periodo in cui la riapertura delle scuole fino alla prima media è stato l’unico evento degno di nota.

In un ambiente chiuso i contagi possono proliferare, bisogna intervenire CHIUDENDO LE SCUOLE. Lì dove ci sono aree circoscritte, si può azzardare una riapertura graduale.

In Italia è mancata la LOGICA, è mancato un disegno generale. Aver ritardato le misure restrittive da fine gennaio a marzo ha comportato un aumento di casi di pazienti, pressione sul sistema sanità nazionale, decessi e situazione economica vicino al baratro.

In matematica si parla di ” Ottimizzazione multi – obiettivo ” che prende in considerazione 3 aspetti importanti: – Sanitario – Economico – Sociale che confliggono quando alcune decisioni vanno ad impattare negativamente su entrambi gli aspetti.

  • Prof. Sebastiani secondo lei è preferibile riaprire le scuole direttamente a settembre?

Direi proprio di si, direi di pensare a settembre in maniera propositiva, l’ anno accademico oramai è andato, dovremmo pensare alle aperture in totale sicurezza. Servono protocolli nelle scuole completamente differenti, con tamponi. Se avessero tracciato per tempo, oggi avremmo potuto riaprire in sicurezza. Ritardare quando oramai è troppo tardi, costa di più economicamente. In Italia manca un razionale generale, una logica, un disegno generale. Bisognerebbe imparare dal passato, dalle pandemie avremmo dovuto rimettere in atto la medicina territoriale ed una volta individuato luoghi dove la veicolazione è più alta, intervenire con il monitoraggio. Da noi si fanno solo proclami, se la Scuola è stata individuata come veicolo di contagio, è giusto non riaprirla e non lasciare gli studenti come barchette in balia delle onde. Bisogna vedere dove sono più alti i contagi, dove viene veicolata maggiormente l’ infezione e lì intervenire . La scuola ha avuto un peso grandissimo.

  • Tra i criteri di progettazione c’è quello della durata?

No! E ovvio che in questa fase le case farmaceutiche hanno interessi elevati, perchè da qui a 1 , 2, 3 anni il Covid – 19  diventerà  una semplice influenza, bisogna solo capire come minimizzare il danno nel frattempo.

Salutiamo il luminare della matematica Prof. Sebastiani per aver rilasciato la sua preziosissima testimonianza e studi in merito all’ evoluzione  delle curve epidemiche alla nostra redazione Ultimisse Italy News Italy e PugliaPress.

 

Francesca Branà

 

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