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giovedì, Maggio 6, 2021

Un’intervista “Fuori dal Coro”

ando pensiamo ad uno dei volti più discussi e seguiti della televisione italiana è inevitabile accostare questo profilo a Mario Giordano: giornalista, saggista e conduttore tv. Classe 1966, dopo la laurea in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Torino, inizia la sua carriera scrivendo per il “Il nostro tempo”. La svolta nel 1996 quando approda a “Il Giornale” all’epoca diretto da Vittorio Feltri. Nel 1997 inizia la sua carriera televisiva con “Pinocchio”, la trasmissione di Gad Lerner, dove il giornalista vestiva i panni del “Grillo Parlante”. Nell’aprile 2000 la consacrazione: Giordano diventa il nuovo direttore di Studio Aperto (al posto di Paolo Liguori). A partire dal 2003 si trova a dirigere altre due trasmissioni televisive su Italia 1: “Lucignolo” e “L’alieno”. Nel 2007 passa a dirigere “Il Giornale” con cui già collaborava come editorialista. Nel 2009 Mario Giordano torna a Mediaset come direttore delle “Nuove Iniziative News” ed è nuovamente direttore di “Studio Aperto”. Negli ultimi anni ha collaborato come editorialista, dapprima con il quotidiano “Libero”, poi con “Il Giornale”. Dal 2018 cura su Panorama la rubrica “Grillo Parlante” ed è conduttore della seguitissima trasmissione “Fuori dal Coro”.

Una carriera straordinaria per un uomo che ha fatto della comprensibilità il proprio marchio di fabbrica: ecco le sue considerazioni ai microfoni di “Ultimissime – News Italy News”

 

Direttore Giordano essere “Fuori dal Coro” significa vedere le cose da una prospettiva diversa?

Si, si tratta di andare a vedere in maniera diretta cosa accade sui territori. Come redazione ci stiamo occupando di tutta l’Italia: abbiamo acceso i riflettori sulla sanità in Lombardia, ci siamo interessati e ci interessiamo della Calabria, abbiamo approfondito il caso Molise che ha visto il successivo intervento da parte dei NAS documentando quanto stava accadendo al Cardarelli di Campobasso, abbiamo dato priorità alla Puglia facendo qualcosa sicuramente fuori dal coro. Abbiamo ricercato le fonti ed abbiamo fatto delle inchieste: quello che alcuni colleghi delle testate nazionali si dimenticano purtroppo di fare. Per semplificare credo che per fare giornalismo di debba andare a vedere quello che succede davvero e non attenersi soltanto a quello che scrivono i grandi giornali ed i grandi organi d’informazione. Occorre ritornare sul campo per dare informazioni evitando di guardare le situazioni dall’alto. Abbiamo cercato di essere fuori dal coro e lo abbiamo fatto fin dall’inizio di questa stagione televisiva chiedendo ai miei giornalisti di andare a verificare le situazioni con i propri occhi: a volte l’errore può esserci ma è solo occupandosi personalmente delle vicende che si scoprono delle circostanze che hanno poi dei risvolti – uno su tutti il caso del Molise – di carattere giudiziario.

 

Che idea s’è fatto su quanto è accaduto e sta accadendo in Italia a causa della pandemia?

Un conto è stata la prima ondata pandemica dove ci siamo fatti trovare tutti impreparati: comunque a mio avviso anche in quel caso abbiamo delle colpe. Ad esempio un piano pandemico di dettagli avremmo dovuto avercelo. Venendo alla situazione attuale voglio portarle l’esempio della Puglia: 30 morti per COVID all’Ospedale Moscati di Taranto tra settembre e ottobre, nel medesimo nosocomio i ricoverati nel reparto di ematologia – entrati negativi – si beccano il COVID a dicembre: si rende conto che tutto questo è grave, non c’è la giustificazione dell’impreparazione. In questi casi che le ho appena citato ci sono gravissime colpe organizzative e gestionali. Occorre fare luce su queste vicende per dare voce ai familiari delle vittime che chiedono chiarezza.

 

Perché, alla luce delle svariate problematiche che interessano tante regioni italiane, c’è un accanimento nei confronti della sanità lombarda e nessuno denuncia quanto avviene nelle altre 19 regioni?

Nei confronti della Lombardia c’è un accanimento chiaramente politico per converso in Puglia c’è una presunzione di simpatia nei confronti di Emiliano. È un uomo che si presenta bene nei programmi e nei talk show ed è molto richiesto. Pier Luigi Lopalco è passato direttamente dalla TV, dove era uno degli adepti di questa nuova setta dei virologi e scienziati che le hanno sbagliate tutte, alla politica. C’è questa presunzione di simpatia nei loro confronti. Io invece credo che, su queste questioni fondamentali, non ci sia da far politica bensì una chiara la lettura della realtà: quando mi raccontano una cosa non chiedo mai di partito è il sindaco o il governatore, quello ahimè in genere lo so. Per me la Calabria vale la Puglia, la Lombardia vale il Lazio, se ci sono delle situazioni inaccettabili vanno raccontate.

 

Ma senza i politici “da talk show” le trasmissioni come si costruiscono?

Uno dei vantaggi della nostra trasmissione “Fuori dal Coro” è che da quest’anno abbiamo rinunciato al chiacchiericcio, a quello che chiamo abitualmente “bla bla”, ed abbiamo puntato sulle inchieste, facendo molti più servizi e molte meno chiacchiere. Non ci servono le persone che funzionano nel “bla bla” alla Michele Emiliano: per fare bene il nostro lavoro abbiamo bisogno di fonti, informazioni, approfondimenti per documentare la realtà.

 

Direttore Giordano è di qualche giorno fa la notizia che l’Associazione Nazionale Magistrati intenda rallentare o sospendere l’attività giudiziaria non urgente se non verra inoculato il vaccino ai magistrati . Vorrei chiederle un suo parere.

Oramai è in atto una guerra per categorie; che ci sia una rivendicazione sindacale da parte dei Magistrati è francamente disturbante. I processi in Italia non è che vadano poi così veloci! Usare l’arma dell’ulteriore rallentamento dei procedimenti è irricevibile. Il problema però è sempre nel manico: è chiaro che essendoci disorganizzazione, essendoci pochi vaccini ognuno cerca di salvare al meglio le proprie terga. È disdicevole ma per alcuni versi anche comprensibile.

 

Cosa trova invece davvero incomprensibile?

Il pasticcio che è stato fatto sulla gestione dei vaccini: sui pochi vaccini arrivati, sulla mancanza di un piano vaccinale nazionale da parte del Ministro Speranza, sui casini fatti dalle Regioni nell’ambito della scelta di categorie prioritarie. Questa situazione di furbetti e personaggi che si sono vaccinati – penso ad alcuni avvocati in Toscana – rilevano delle inefficienze nel sistema ed è li che bisogna intervenire.

 

In tutta Italia si evidenziano casi di “privilegiati”, che in virtù di scelte arbitrarie degli Amministratori Pubblici, si sono ritrovati ad esser considerati priorità.

Un po’ di caos all’inizio è stato fatto perché l’AIFA aveva dichiarato che il vaccino Astra-Zeneca non poteva essere inoculato agli over 55 prima, e agli over 65 dopo. Non c’era un piano vaccinale nazionale, Speranza brancolava di fatto nel buio. Molte regioni si sono chieste cosa farne di tutte quelle dosi conservate nei frigoriferi. Ogni Regione, in base a logiche che non starò qui a sindacare, ha deciso legittimamente di vaccinare determinate categorie. Questo pasticcio, causato dall’AIFA e dal Ministro, era giustificabile fino ad una settimana fa. Ora l’unico criterio valido è quello per l’età, altre priorità non ce ne sono.

 

Vorrei chiederle, in chiusura, una sua considerazione sullo studio scientifico di Gandini, diventata consulente di Draghi, che ha basato la sua ricerca su dati di settembre e ottobre quando la pandemia era ancora sotto controllo.

Qui c’è da fare assolutamente chiarezza: abbiamo fatto passare per scientifiche questioni che scientifiche non sono. A cominciare dal lockdown per finire alle chiusure generalizzate. Sono scelte politiche e la dimostrazione lampante l’abbiamo avuta con Angela Merkel la scorsa settimana costretta ad allentare la morsa delle restrizioni pasquali. Si è presa la cattiva abitudine di far passare per scienza ciò che scienza non è! Dietro al dogma scientifico vengono presentati dei personaggi che in realtà non fanno scelte scientifiche ma si servono di quest’ultima per far passare valutazioni politiche. La dicitura “lo dice la scienza” è una delle locuzioni che mi fa più imbestialire.

 

Approfondimento, concretezza, voglia di realtà: sono questi gli elementi del giornalismo di Mario Giordano che ci piace raccontare e che rappresentano lo stile al quale abbiamo deciso di ispirarci, improntando la nostra attività giornalistica ad una ricerca attenta delle fonti. Emuli di una scuola ispirata dai fatti e non – per dirla alla Giordano – dal “bla bla”.

Salvatore Perillo

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