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mercoledì, Dicembre 7, 2022

Masullo (ISFOA): “Necessaria un’analisi degli effetti che il COVID 19 ha sulla società”

Il Prof. Stefano Masullo, Magnifico Rettore dell’Istituto Superiore di Finanzia ed Organizzazione Aziendale, in acronimo ISFOA – prestigioso ateneo elvetico da anni impegnato sul fronte dell’analisi dei mutamenti economici e sociali – ha elaborato un importante contributo d’idee utile ad una migliore comprensione delle cause e degli effetti delle pandemie nella storia dell’umanità.

Di seguito riportiamo integralmente il qualificato intervento.

RASSEGNA STAMPA, CONSIDERAZIONI, RIFLESSIONI, COMMENTI, OSSERVAZIONI, SPUNTI, SCENARI E PREVISIONI

Il termine peste, dal latino pestis, deriva dalla radice di peius per indicare il peggio del peggio.

Nelle culture greco-latine peste non indicava una malattia, ma epidemie e pandemie con alta mortalità di uomini e animali.

La “grande peste” del 429-430 a.C. descritta da Tucidide – che ne fu affetto – fu probabilmente una pandemia di tifo.

Lucrezio, nel De rerum natura, la descrive come «una violenta infezione che sparge fra le stirpi degli uomini e i branchi degli animali una funesta strage». (VI,1092-1094)

Charles Kenny non è storico o medico. È un economista, ed usa il termine peste nel senso antico .

Parla, oltre che della peste bubbonica, di malaria, colera, morbillo, vaiolo, difterite, poliomielite, SARS, AIDS, ebola ed altre malattie, alcune delle quali fecero temere l’estinzione dell’umanità.

La «peste di Giustiniano», ad esempio, scoppiata a metà del VI secolo d.C. imperversò in modo intermittente nell’impero bizantino per quasi due secoli. (Byzantion 49,5-20,1979)

Charles Kenny nella sua opera non ripercorre la storia delle malattie infettive che, nel corso di due millenni, si sono ripetute più o meno nello stesso modo, quanto effettua una disamina, molto ben riuscita, dei loro effetti sulle società.

La triste vicenda del Covid-19 dimostra che ancora oggi non le si prende sul serio.

David Quammen, nel libro Spillover del 2012, anticipò la pandemia di Covid-19: era prevedibile, ma non si fece nulla se non irridere gli uccelli del malaugurio.

Il curato della Chiesa anglicana Thomas Robert Maltus nel Saggio sul principio di popolazione, del 1798, di cui s’occupa a fondo Charles Kenny per confutarlo, spiegò un’inesorabile legge demografica.

Quando le condizioni di vita migliorano, cresce la disponibilità alimentare.

La popolazione aumenta fino a rendere insufficiente il cibo: da qui carestie, malattie e guerre che eliminano la popolazione in eccesso.

E il ciclo riprende.

La realtà è stata ed è molto più complessa. Epidemie e pandemie hanno ucciso più gente di carestie e guerre. L’influenza spagnola del 1918-1921, ad esempio, uccise circa cento milioni del miliardo e settecento milioni di persone che allora il mondo contava, sei volte più della Grande guerra. Non si sapeva come curarla, e cessò probabilmente per mutazioni genetiche non virulente.

L’intensità delle malattie era ed è determinata dall’aumento delle popolazioni urbane, cresciute per l’industrializzazione, il benessere e la globalizzazione.

L’affollamento nelle città, fino a metà dell’800 in condizioni igieniche orribili (anche a Londra, di cui Charles Kenny parla come esempio delle altre) facilitava la diffusione dei contagi fino ad autentiche stragi.

Esploratori, soldati, agricoltori e missionari europei si portarono appresso, nei paesi che andavano ad occupare, malattie che decimavano gli aborigeni.

L’evoluzione sociale è stata la concausa di disastri sanitari epocali, che Charles Kenny descrive con maestria. L’agricoltura, tappa della civilizzazione, portò molta gente a vivere assieme e a convivere con animali.

La prima descrizione della conseguenza della condizione sociale dell’agricoltura si trova nella Bibbia (Esodo 9-11), con stragi di bestiame, invasioni di rane, mosche, zanzare e cavallette, morte di neonati, pustole ed ulcere in tutto il corpo e morti atroci.

La densità della popolazione ha condizionato anche la pandemia di Covid-19: Londra e New York, ad esempio, due delle città più benestanti del mondo, sono state colpite presto e molto duramente.

A New York una delle ragioni dell’alta mortalità è stata la scarsità di respiratori negli ospedali, a conferma di quanto natura e cultura (in questo caso, scarsa cultura politica) s’intreccino nel destino dell’umanità.

Oggi, in seguito a misure igieniche, a vaccinazioni e medicine, le malattie infettive non sono più la prima causa di morte.

È un grande risultato, di cui Charles Kenny traccia la storia ma s’è visto col Covid-19 quanto poco sia stabile.

Gli antibiotici hanno salvato e salvano la vita a miliardi di persone, ma se continua il loro demenziale uso attuale, ammonisce Charles Kenny, si prevede che entro una quindicina d’anni si tornerà ad un’inimmaginabile era preantibiotica per la resistenza dei batteri.

Il pericolo è reale e gravissimo, ma si è fatto ben poco per contrastarlo.

ISFOA Libera e Privata Università di Diritto Internazionale fin dalla sua costituzione avvenuta nel 1998 è caratterizzata e riconosciuta universalmente per la propria missione di Solidarietà, Sviluppo Sociale Culturale caratteristiche queste uniche che l’hanno fatta diventare una delle più ambite e prestigiose università telematiche internazionali, possiede di conseguenza una consolidata reputazione che la qualifica come una organizzazione corretta, trasparente e veloce, soprattutto nella erogazione e destinazione dei fondi raccolti destinati ad opere di bene sia in Africa che in Italia.

 

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